Riflessioni di Giorgio Malavasi

Ecco il pensiero di Giorgio Malavasi, giornalista di Gente Veneta, che ha partecipato al viaggio nel 2009.

Il turismo solidale

Questo sì che è turismo. Non si pretende che tutti la pensino allo stesso modo, ma c’è una porzione significativa di persone che riconoscerebbero nel “turismo solidale” promosso dagli “Amici della Colonia Venezia” proprio quel tipo di vacanza che sul mercato non c’è e di cui si sente il bisogno.
I dodici giorni vissuti in Brasile, alla fine di ottobre, sono esattamente questo: uno strumento per conoscere davvero – e non in maniera artefatta e di “plastica” come accade in genere – un Paese.
E conoscere davvero significa entrare nelle case – anche nelle favelas – e parlare con le persone, osservarle nella normalità del loro vivere. Tutt’altra cosa dall’avere a che fare con camerieri e guide turistiche, con “figuranti” che mettono in scena lo spettacolo del folclore o la storia del loro Paese.
Mangiare un pezzo di dolce alla banana oppure un panino al formaggio in una favela o in un centro per bambini di strada è esperienza più sapida del poter scegliere fra la dozzina di piatti del ristorante di un hotel. Entrare nel villaggio dei discendenti degli schiavi, visitare le loro case e pranzare con loro è una presa di conoscenza più vera e interessante di qualsiasi incontro proposto da un qualsiasi tour operator che, quando va bene, consente solo di osservare da lontano, da “visitatori dello zoo”, la realtà.
Ma se al turismo vero si aggiunge il turismo buono il cocktail è completo. E questo a Peruibe e a San Paolo lo è stato. Visitare la cittadina e la megalopoli come si è fatto in quei giorni vuol dire conoscere la grandezza delle disuguaglianze e delle miserie ma anche delle capacità e perfino degli eroismi di un Paese. Non si può rimanere insensibili di fronte alle case di lamiera, ma neppure davanti al piccolo-grande gioiello di un centro, come le Colonia Venezia, in cui “non si produce niente, ma si costruiscono persone” per usare le parole di padre Mariano Foralosso.
Allora un turismo del genere è una fucina di conoscenze, di domande ma anche di risposte sulle questioni di fondo della vita. Non è cosa da poco, anzi. Oltretutto nessuna agenzia del turismo consueto potrà offrire, se non per casuali flash, una cosa del genere, perché bisogna essere intimamente percorsi da questo interesse per la vita e la società, e partecipi della realtà che si va a visitare, per riuscire ad organizzare un viaggio così orientato.
Per giunta, oltre che vero e buono, quello vissuto in Brasile è anche un turismo bello: lo spettacolo della natura trionfante ad un passo dal Tropico del Cancro è stupefacente e appagante. E’ la ciliegina sulla torta, anche se è la torta a valorizzare la ciliegina.
Ce n’è abbastanza – vien da dire - per fare un po’ di passaparola.

Giorgio Malavasi
Giornalista di Gente Veneta