Una volontaria a Colonia Venezia

Simona Tripoli, una volontaria per la prima volta a Colonia Venezia, ci racconta una giornata di impegno ed emozione.


Sono le 7:00 del mattino, qui a Colonia Venezia, tutto è pronto per una nuova giornata.
Faccio colazione con gli educatori, Delia, Lika, Ivalter, tutti gli altri, che davanti a un caffè condividono con me le priorità della giornata. Salete saltella in cucina insieme a Paula e Serina, in una cucina bollente non solo di latte fumante e pentole sul fuoco, ma anche di caldo equatoriale. Tutto deve essere pronto a breve, i bambini sono in arrivo e la colazione dovrà essere pronta.
Sono le 7:30, si apre il cancello di Colonia Venezia. Ecco che arrivano. Sono “meninos de rua”, sono oltre 150. Sono colorati, allegri, di corsa, con i loro zainetti. Sanno che possono contare solo su dieci minuti di tolleranza, poi il cancello si chiuderà alle loro spalle e per loro sarà un’occasione perduta. E nessuno la perde, perché è futuro, è speranza, è voglia di vivere, glielo leggi in quegli occhi affamati di gioia.
Entrano tutti, ordinati, educati e ad uno ad uno mi regalano un forte abbraccio mentre mi sussurrano “obrigado”. Poi prendono posto nel refettorio, i tavoli sono pronti e apparecchiati per la colazione. Tutti fermi aspettano l’educatore, si alzano e innalzano il loro grazie quotidiano. Ogni giorno un grazie diverso: una preghiera, una canzone, l’inno nazionale, una poesia. Grazie e poi… manine che rincorrono pane, burro e marmellata e scherzano e ridono e felicemente cominciano la giornata con una bella tazza di latte. Il piccolo pasto del mattino è assicurato: che bontà questa semplice colazione.
Ehi! Sono le 8:30, è ora di mettere al lavoro il proprio talento. Ordinati, ciascuno raggiunge la sua aula: danza, mosaico, canto, musica e strumentistica, arti marziali, informatica. E via, tutti impegnati a imparare e a capire che, non importa se vieni dal fango e se dividi una piccola camera con 10 fratelli. Non importa se la tua casa non ha un indirizzo e un numero civico. Non importa se i tuoi genitori non hanno potuto studiare e se la vita ha sorteggiato proprio te per un mondo che racconta miseria.
Sei a Colonia Venezia, un luogo di possibilità, un luogo dove c’è un’alternativa, un luogo protetto e dignitoso dove conta quello che sei, le potenzialità che hai, quello che vorrai diventare e quello che sarai.
Oggi c’è anche Juan, è venuto a salutare, a ringraziare e a ricordare 7 anni in Colonia Venezia. Studia giurisprudenza e sta per diventare Avvocato, vuole diventare Avvocato.
Nella quiete di Colonia Venezia, odo un canto, le note di un flauto, il battito delle punte del tip tap, il lieve martellare sui frammenti di mosaico.
Sono tutti al lavoro, lontani da quei facili guadagni e da quelle miserie di un paese tanto ricco di risorse da dimenticare la sua risorsa più grande, i suoi meninos.
Caspita! Sono già le 11:30. Il pranzo è pronto. Si ritorna in refettorio, ordinati, in fila a prendere il pranzo.
Mangiano, scherzano, sparecchiano, poi salutano “obrigado amanha!” (grazie, a domani!).
Sono le 13:00. C’è chi va, c’è chi viene. Il refettorio si anima nuovamente, arriva il secondo turno, allegro, ordinato e 150 nuovi abbracci mi aspettano. “Tudo bem? Obrigado!”.
Un nuovo grazie accorato si alza e tutti in fila a prendere la propria porzione. Poi via tutti diretti in aula con impegno a costruirsi un futuro migliore.
Driiiiin! Sono le 17:00, è l’ora della merenda. Cosa ci avrà preparato Salete per merenda? Qualsiasi cosa sia, sarà una bontà. Lei sì che è la regina del “pão de queijo”. È ora di tornare a casa, torna il silenzio in Colonia Venezia, all’impegno segue il riposo. Ci vediamo domani alle 7:30. Questa è la certezza da trentadue anni, grazie a tutti voi.
Cari amici, la lista d’attesa è lunga per Colonia Venezia, meraviglioso sarebbe azzerarla e poter accogliere tutti.
Io continuerò ad impegnarmi.
Obrigada.


Simona Tripoli