Contributi & opinioni

Incontro con João Pedro Stedile 16 maggio 2021.mp4

Incontro con João Pedro Stedile

Il 16 maggio 2021, abbiamo incontrato João Pedro Stedile, dirigente del Movimento Sem Terra brasiliano.

Lettera di Frei Betto agli amici e alle amiche all’estero

(16 luglio 2020)

In Brasile è in atto un genocidio! Nel momento in cui scrivo, 16/07, il Covid-19, apparso qui nel febbraio scorso, ha già ucciso 76 mila persone. I contagi sono quasi due milioni. Domenica prossima, 19/07 arriveremo a 80 mila vittime fatali. E probabile che ora mentre leggi questo appello drammatico, siano già 100 mila.

Quando ricordo che nei vent'anni di guerra del Vietnam, sono state sacrificate 58 mila vite di soldati americani, si fa chiara la gravità di quello che avviene nel mio paese. Questo orrore causa indignazione e turbamento. E tutti sappiamo che le misure di precauzione e restrizione adottate in tanti altri paesi, avrebbero potuto evitare una mortalità così grande.

Questo genocidio non risulta dall'indifferenza del governo Bolsonaro. È intenzionale. Bolsonaro si compiace della morte altrui. Nel 1999, in qualità di deputato federale, durante un’intervista televisiva dichiarò: “attraverso le elezioni, in questo paese, non si cambierà mai niente, niente, assolutamente niente! Potrà cambiare qualcosa soltanto, purtroppo, se un giorno cominceremo una guerra civile, per completare il lavoro che il regime militare non ha fatto: uccidere per lo meno 30 mila persone”.

Durante la votazione per impeachment della presidente Dilma Rousseff, dedicò il suo voto alle memoria del più noto torturatore dell’Esercito, il colonnello Brilhante Ustra.

È talmente attratto dalla morte, che una delle sue principali politiche di governo è la liberazione del commercio di armi e munizioni. Quando, davanti al palazzo presidenziale, gli venne chiesto come si sentisse in relazione alle vittime della pandemia, rispose: “In questi dati io non ci credo” (27/03, 92 morti); “Tutti noi un giorno dobbiamo morire” (29/03, 136 morti); “E allora? cosa vuoi che faccia?” (28/04, 5017 morti).

Perché questa politica necrofila? Fin dall'inizio dichiarava che l’importante non era salvare vite umane, ma l’economia. Da ciò deriva il suo rifiuto di decretare il lockdown, osservare le indicazioni della OMS e importare respiratori e dispositivi di protezione individuale. É stato necessario che la Corte Suprema delegasse questa responsabilità ai governatori di ogni singolo stato e ai sindaci di ogni città.

Bolsonaro non ha rispettato neppure l’autorità dei suoi stessi ministri della salute. Dal febbraio scorso il Brasile di ministri ne ha avuti due, entrambi licenziati per rifiutarsi di adottare lo stesso atteggiamento del presidente. Ora a dirigere il ministero è il generale Pazuello, totalmente ignorante in questioni sanitarie; ha cercato di occultare i dati sulla evoluzione dei numeri delle vittime del coronavirus; si è circondato di 38 militari primi di ogni qualifica, assegnando loro importanti funzioni ministeriali; ha eliminato le conferenza stampa giornaliera attraverso la quale la popolazione avrebbe potuto ricevere importanti informazioni e consigli.

Sarebbe troppo lungo elencare in questa sede quante misure di elargizione di fondi per l’aiuto alle vittime e alle famiglie di bassa rendita (più di 100 mila brasiliani) sono state negate.

Le ragioni delle intenzioni criminali del governo Bolsonaro sono evidenti. Lasciare morire gli anziani per risparmiare sui fondi della Previdenza Sociale. Lasciare morire i portatori di malattie pregresse, per risparmiare i fondi del SUS, il sistema nazionale di salute. Lasciare morire i poveri, per risparmiare i fondi del “Bolsa Família” e degli altri programmi sociali destinati a 52,5 milioni di brasiliani che vivono sotto la soglia della povertà, e ai 13,5 milioni che si trovano in situazione di miseria estrema (sono dati del governo federale).

E ancora insoddisfatto di queste misure mortali, nel progetto di legge sanzionato il 3/07, il presidente ha vietato l’articolo che obbligava l’uso di mascherine negli stabilimenti commerciali, nei templi religiosi e nelle scuole. Ha vietato altresì l’imposizione di sanzioni e multe a chi non rispetti le regole; ha vietato l’obbligo del governo di distribuire mascherine alla popolazione più povera e vulnerabile, principale vittima del Covid-19, e ai carcerati (750 mila). Questo tipo di veto non annulla però le leggi locali che prevedono l’obbligatorietà dell’uso della mascherina.

Il giorno 8/07, Bolsonaro ha abrogato alcuni articoli di legge, già approvati al Senato, che obbligavano il governo a fornire acqua potabile, materiale di igiene e pulizia, installazione di internet e la distribuzione di ceste alimentari, sementi e utensili per la coltivazione della terra ai villaggi indigeni. Il veto presidenziale si è esteso anche ai fondi di emergenza destinati alla salute di quelle popolazioni, e parimenti alla facilitazione dell’accesso all'ausilio di emergenza di 600 reais (circa 100 euro) per tre mesi.

Ha vietato inoltre l’obbligo del governo di garantire assistenza ospedaliera, l’uso dei macchinari di respirazione e di ossigenazione sanguigna ai popoli indigeni e agli abitanti delle comunità afro-brasiliane “Quilombos”.

Gli indigeni e gli abitanti dei “Quilombos” sono stati decimati dalla crescente devastazione socio-ambientale, soprattutto in Amazzonia.

Per favore, divulgate al massimo questo crimine contro l’umanità. È necessario che le denunce di quello che accade in Brasile arrivino ai mass-media dei vostri paesi, ai social, al Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu, al Tribunale Internazionale di Haia, così come alle banche e alle imprese che raggruppano gli investitori, tanto desiderati dal governo Bolsonaro.

Molto prima che The Economist lo facesse, nelle mie reti digitali chiamo il presidente con il soprannome di BolsoNero ( In portoghese “Nero” è il nome dell’imperatore Nerone, ndt ) che mentre Roma brucia suona la lira e fa pubblicità alla Clorochina, una medicina senza alcuna prova scientifica di efficacia contro il nuovo coronavirus. Ma i suoi fabbricanti sono alleati politici del presidente…

Ringrazio il vostro solidale interesse nel divulgare questa lettera. Solamente la pressione proveniente dall'estero sarà capace di fermare il genocidio che martirizza il nostro “querido e maravilhoso” Brasil.

Fraternalmente

Frei Betto

(Frei Betto è frate domenicano e scrittore, consigliere della FAO e di movimenti sociali)


Trent'anni di Colonia Venezia, di Anna Maria e Giovanni Gabrieli (2016)

Sono ormai trascorsi trent'anni da quando nel 1986, frei Giorgio inaugurò la Colonia Venezia con l’intento di accogliere i bambini e i ragazzi della periferia di Peruibe che, come tutte le periferie delle città brasiliane era, ed è ancora anche se ora è un po’ migliorata, il luogo delle baracche e dell’emarginazione.

In questo caso situata in una città balneare sulla costa atlantica a circa 150 chilometri da San Paolo.

Creare un Centro di accoglienza per bambini e ragazzi era un progetto che Giorgio aveva già in mente da molto tempo avendo sperimentato, durante tutte le sue peregrinazioni attraverso l’America Latina, la tragica situazione dei bambini e dei giovani che vivono e crescono nel degrado delle favelas.

Era giustamente convinto che solo attraverso la formazione dei giovani certe situazioni potevano cambiare.

I giovani dovevano diventare membri attivi della società in cui vivevano, acquisire quella sicurezza in se stessi che vivendo in una situazione di emarginazione non avevano, solo così si poteva lottare per un mondo migliore facendogli capire che essi sono il futuro del loro Paese.

In quegli anni a Peruibe le strade della periferia intorno alla Colonia Venezia non erano asfaltate, le fognature erano degli scoli a cielo aperto e gli abitanti vivevano di espedienti con le ben immaginabili conseguenze soprattutto per i giovani che spesso finivano preda della droga, dello spaccio e della prostituzione.

Frei Giorgio, che era determinato a dedicarsi completamente alla formazione dei giovani, riuscì con l’aiuto di amici europei e brasiliani ad acquistare un pezzo di terra proprio nella zona più povera della periferia nord di Peruibe e riuscì ad ottenere dal Comune ancora un altro pezzo di terreno adiacente a quello che aveva comprato.

Era un terreno paludoso e con il coinvolgimento dei cittadini locali si mise al lavoro per bonificarlo con l’intento di edificare un Centro di accoglienza per i “meninos de rua”. Non mancarono certo lotte e contestazioni soprattutto con chi non voleva questo insediamento.

Ma frei Giorgio non si arrese né davanti alle resistenze di chi si opponeva a questa realizzazione, né davanti alle difficoltà burocratiche. Andò avanti sensibilizzando la popolazione e lavorando con la gente. Dopo aver bonificato il terreno, costruì solo l’essenziale, il refettorio, la cucina, due aule. Decise anche che la gestione doveva essere fatta non da volontari, ma dalle persone della favela assunte e pagate perché oltre ad accogliere i ragazzi era importante dare lavoro alle famiglie.

Fu così che partì il progetto e venne inaugurata la Colonia Venezia sia pure con un numero limitato di bambini che venivano scelti tra i più bisognosi della zona.

Le principali attività per i ragazzi erano di tipo educativo e di responsabilizzazione per renderli sempre più coscienti che la loro vita poteva cambiare. Creò un ambiente bello e accogliente dove un po’ alla volta piantò alberi, fiori e angoli ispirati a Venezia, città natale di frei Giorgio, che ha continuato ad amare pur sentendo ormai il Brasile la sua seconda patria.

In seguito aumentò il numero delle aule, costruì una foresteria per accogliere seminari e incontri, inoltre la foresteria avrebbe potuto servire da autofinanziamento. In pochi anni la Colonia Venezia diventò “un giardino dell’eden” dove i ragazzi dai 6 ai 15 anni, che aumentavano di numero, trovavano una formazione per la loro vita.

Oltre ad avere il supporto scolastico (le scuole pubbliche in Brasile sono molto carenti) i ragazzi hanno fino dall'inizio avuto esperienze che li hanno aiutati ad affermarsi in modo da acquisire sicurezza valorizzando i loro talenti. Hanno avuto, e hanno tutt'ora, la possibilità di fare sport, scuola di mosaico, di musica, di canto, di danza.

Altra cosa molto importante in questo momento è il laboratorio d’informatica che, sia pure con nozioni elementari, li prepara al mondo del lavoro.

I ragazzi che hanno frequentato in questi trentanni la Colonia Venezia sono stati circa diecimila e l’80% ha trovato lavoro perché sono ragazzi preparati e che sanno presentarsi in modo adeguato. Alcuni di loro, con borse di studio e grande impegno e sacrificio, sono riusciti a laurearsi.

Sono stati trentanni di grande dedizione da parte di tutti, si sono dovute affrontare difficoltà burocratiche ed economiche soprattutto dopo la morte di frei Giorgio avvenuta nel 2003, ma col suo esempio e nel suo ricordo sono state superate e il suo progetto continua.

E anche se ora, con le gravi difficoltà che attraversa il Brasile, i problemi sono aumentati e c’è stata una necessaria riduzione del numero dei ragazzi e del personale, con l’impegno di tutti si dovrà assolutamente tornare ai livelli degli anni precedenti.

Un progetto legato allo sport e al gioco (2016)

Un altro sogno si è realizzato!! sono terminati i lavori del campo sportivo.

Il campo sportivo della Colonia Venezia era spesso inutilizzabile per le forti piogge o il grande caldo che in quella zona sono frequenti e non permettono sempre di poter portare avanti le attività sportive e ludiche dei ragazzi.

Era necessaria una copertura del campo, cosa molto costosa che il CEPE non poteva permettersi dati i tagli da parte di alcuni finanziamenti pubblici e anche le difficoltà finanziarie che il paese sta attraversando.

Ma grazie all'intervento dell’amica Mercè Mayoral di Milano che lavora alla Fondazione Decathlon e che ha preso a cuore la Colonia Venezia, sono iniziati due anni fai primi contatti con questa azienda con lo scopo di chiedere un finanziamento per realizzare questo progetto che rendesse agibile il campo sportivo.

La richiesta è stata esaminata dalla commissione della Fondazione Decathlon internazionale ed ha ricevuto una prima approvazione coinvolgendo anche il direttore del negozio Decathlon di Praia Grande, città non lontana da Peruibe.

L’8 di ottobre 2015 a Lille, in Francia, con la richiesta presenza della Presidente della nostra Associazione e in videoconferenza con il signor Thiago, allora direttore del negozio di Praia Grande, la signora Mercè Mayoral ha illustrato il progetto che è stato approvato con un finanziamento di 32.000 Euro. La Direzione della Fondazione Decathlon ha affermato che il loro obbiettivo non si limita al finanziamento ma è anche quello di promuovere attività di tipo sociale e quindi si è detta desiderosa di organizzare, presso la Colonia Venezia, tornei e attività sportive con le squadre del luogo offrendosi a fornire i ragazzi di materiale sportivo. Ha anche proposto di far fare ad alcuni ragazzi più grandi della Colonia alcuni giorni di esperienza nel negozio di Praia Grande perché si abituino al mondo del lavoro. Questi progetti, con la loro realizzazione, potranno essere di grande aiuto per le attività della Colonia e creeranno nuovi agganci col territorio.

Un grazie alla direzione della Fondazione Decathlon per la sua sensibilità e per il suo spirito di solidarietà e un grazie di cuore all'amica Mercè Mayoral per il suo impegno e anche agli amici Giovanna e Amerigo Sallusti che ci hanno messo in contatto con Mercè.

Un grazie va anche a quanti hanno contribuito a raggiungere la cifra necessaria per realizzare questo progetto: la provincia Domenicana “San Domenico in Italia”, l’associazione Arco Acuto di Venezia, l’Università di Peruibe e a tutti i nostri sostenitori che con la loro generosità contribuiscono a realizzare le opere necessarie per la crescita dei nostri “meninos”.

Da Paulo Freire a Don Milani, passando per l'Ortica, di Amerigo Sallusti (2016)

“Nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo, gli uomini si educano insieme, con la mediazione del mondo.” Questa frase di Paulo Freire basterebbe, da sola, a dare un senso al nostro impegno, alla nostra caparbia volontà di dare sempre maggiore continuità al sostegno morale e materiale nei confronti di Colonia Venezia, di “chi la abita, di chi la vive” tutti i giorni. L’educazione al cambiamento, al riscatto, alla solidarietà, all’agire comune ognuno con le proprie difficoltà e necessità ma insieme, con le nostre differenze, come diverso e vario è il mondo, il pianeta terra che ci ospita.

Padre Giorgio insieme agli amici che negli anni lo hanno conosciuto, frequentato, sostenuto e con il quale hanno condiviso l’idea (di idee c’è bisogno per migliorare il mondo) di concretizzare un luogo altro in cui attraverso pratiche diverse si potesse aiutare quella parte di società più povera e sfruttata e, tra questi, i più sfortunati, i piccoli meninos e meninas; trentanni fa, dicevo, hanno aperto le porte della Colonia, abbattendo muri simbolici e, troppo spesso, materiali.

La festa che si è svolta nel quartiere Ortica – quella del “palo della banda” di Jannacci - a Milano il due ottobre ha avuto una parte tutta dedicata a Giorgio e alla sua Colonia.

Nel pomeriggio di domenica due ottobre, con la contemporanea presentazione di due libri: “La rabbia e il coraggio” dedicato alla vita di padre Giorgio Callegari di Umberta Colella Tommasi - infaticabile alla solidarietà - e “Tutti i bambini devono essere felici” di Antonella Meiani, meravigliosa maestra elementare della scuola di viale Romagna. Antonella e Umberta, con Anna Maria Maresca che ha parlato della Colonia Venezia, li hanno presentati vicendevolmente animate dallo spirito che prorompe dalla lettura di entrambi i volumi: l’amore per la vita e la gioia di dedicarsi. E’ stato dato poi il là all’ “Orchestra Golfo Mistico” della scuola media Quintino Di Vona, orchestra multietnica diretta da Nicoletta Caselli e Simone del Baglivo, i due ispiratissimi conduttori del combo multicolore formato da studenti, ed ex, della scuola prima citata e che dell’inclusione e delle pratiche di comunanza – come ci ha insegnato Don Milani - hanno fatto gli assi portanti del loro “agire musicale” dal vicino oriente al sud America, passando per l’Africa. Alterità, differenze, diversità sono semplicemente parole che hanno un senso compiuto a seconda del contesto di riferimento ed è su quest’ultimo che dobbiamo concentrare il nostro impegno al fine di rendere quelle parole per tutti accettabili, titoli di merito, che per noi già sono.

"La musica salverà il mondo", di Amerigo Sallusti (2015)

La miscellanea degli odori, il caleidoscopio dei colori sono la bellezza del mondo, ne sono la precipua caratteristica.

Le due giornate che trascorreremo insieme a Milano, l’11 e il 12 dicembre 2015 saranno permeate da queste sensazioni, da questi valori. Sì perché padre Giorgio “ci ha insegnato” ad amare le persone per quello che sono, perché differenti ma simili nei sentimenti, lontane ma vicine nelle aspirazioni e perché, tutte insieme, danno vita al puzzle dell’umanità. Ci ha anche insegnato ad amare il bello, l’arte e la musica che fanno parte integrante delle attività della Colonia Venezia. Quelle giornate saranno piene di ragazzi e bimbi della scuola media Quintino Di Vona e della elementare Nolli Arquati. Delle loro gioie che verranno congiunte per fondersi alla matassa di sentimenti provenienti da Peruibe per creare un’unica tessitura carica d’amore. L’amore per gli ultimi, per chi può sperare di cambiare per sé e per gli altri, il chiaro messaggio del resto, che promana dalla nostra amatissima Colonia Venezia con la quale ci collegheremo in diretta in quelle ore per dare nuovo slancio al comune sentire costruito nel tempo, solidarietà e passione nei confronti degli uomini e della madre terra cui dedicheremo un albero che verrà piantato (tutti noi insieme) per ricordare vividamente ed insieme padre Giorgio Callegari e Chico Mendes.

Quindi una cena solidale giovedì 11 all'Ortica presso il circolino cooperativo ed un concerto venerdì 12 all'interno della sala consiliare di zona 3 in cui si esibiranno l’Orchestra “Golfo Mistico” della scuola media Quintino Di Vona e la “Banda musicale dei meninos e meninas di padre Giorgio”, dedicandosi vicendevolmente brani musicali. L’una e l’altra agendo sullo stesso terreno della musica come strumento di inclusione ed accoglienza, grazie alla bellezza ed all’armonia che le note musicali producono nell’animo umano. L’orchestra multietnica “della Quintino” nasce anni fa nella scuola con un progetto simile a quello dell’orchestra “El Sistema” venezuelana del maestro Abreu. I risultati sono eccellenti, come l’originale venezuelana, sul piano della partecipazione e condivisione tra le decine di ragazzi che vi partecipano e gli straordinari maestri Nicoletta e Simone ed il loro travolgente repertorio di brani e musiche del mondo.

Così come del mondo sono i piccoli che frequentano le classi dell’elementare Nolli Arquati e che hanno la fortuna di avere come educatori i meravigliosi Antonella, Carla e Paolo animatori di questo “ponte di amicizia”. Insomma con questi presupposti non possiamo che invitarvi a partecipare a questa nostra iniziativa per, simbolicamente, attraversare tutti insieme il “Ponte sull’oceano”.

PONTE DE AMIZADE Scuola Elementare V.le Romagna Milano e Colonia Venezia, di Antonella Meiani (2014)

Amare Colonia Venezia senza averla vista e conosciuta di persona è molto facile. Almeno per me lo è stato, vivendola attraverso i racconti di persone speciali. Colonia Venezia si è presentata sul mio cammino due anni fa, quando Paulo, meraviglioso ragazzo brasiliano, è arrivato nella mia classe insieme ai suoi genitori adottivi, Giovanna e Amerigo, dopo parecchi giorni passati proprio là. Me l’hanno raccontata in tanti modi, non solo con parole e immagini. Finchè mi hanno presentato Anna Maria e Giovanni. Tutto è cominciato da lì, con immediati sorrisi di intesa, certi di far parte di uno stesso cammino e di avere le stesse intenzioni, io a scuola, loro in giro per il mondo, loro anzi sempre intimamente e concretamente connessi con il Brasile. Da lì è nato il nostro progetto, ma prima di parlarne lascio la parola ai miei bambini, che lo hanno presentato così ai genitori della scuola, in occasione della mostra fotografica dedicata alla Colonia.


CIAO A TUTTI!

Noi bambine e bambini delle classi prime di questa scuola abbiamo iniziato un bellissimo percorso di “amicizia a distanza” con le bambine e i bambini di Peruibe in Brasile. Abbiamo mandato loro le nostre foto con i nostri nomi, per presentarci.

Ora aspettiamo le loro! Poi ci scambieremo lettere e disegni, racconteremo di noi e scopriremo tante cose di loro. Noi sappiamo già che dopo la scuola, in bici o a piedi, loro vanno nella Colonia Venezia che è un posto speciale: i nostri amici di Peruibe lì imparano a disegnare, suonare gli strumenti, cantare, dipingere, imparano la capoeira e l’informatica.

Insomma...

Possiamo essere amici anche con un oceano di mezzo!

Che cosa aggiungere? Per noi l’obiettivo è che questa amicizia a distanza tra i bambini della scuola e i coetanei della Colonia sia capace di arricchire l’esperienza conoscitiva di ciascuno, allargare i punti di vista, stimolare scambi affettivi, creativi, culturali nel corso dei cinque anni della primaria. Con diverse iniziative cercheremo di sensibilizzare le famiglie della scuola sulle realtà da cui provengono diversi nostri bambini, promuovendo momenti di conoscenza e solidarietà. Abbiamo già organizzato una bellissima mostra fotografica, abbiamo fatto conoscere i viaggi in Brasile di Anna Maria e Giovanni, viaggi aperti a tutti per scoprire che il turismo può essere solidale... Abbiamo contagiato nel progetto anche la scuola media...

E durante l’estate le fotografie e i disegni dei nostri bambini hanno scavalcato l’Oceano nelle mani sicure di Anna Maria, sono arrivati a destinazione e hanno depositato tra i bambini di Peruibe il primo seme del progetto. Anna Maria a ottobre ci ha portato i disegni e le fotografie che le hanno affidato i bambini della Colonia... i nostri bambini da quando l’hanno saputo non stavano più nella pelle, e vi assicuro che tanta eccitazione è meravigliosa da guardare! Non solo: anche gli educatori di Peruibe sembrano essere entrati nel gioco molto volentieri e con entusiasmo, a giudicare dalla lettera che mi hanno mandato e dai progetti già stanno costruendo intorno a questo straordinario gemellaggio. Semplice, piccolo, ma prezioso e pieno di futuro.

Antonella Meiani

Maestra nella scuola di viale Romagna a Milano


Il Coro Marmolada a Peruibe (2006)

Dal 2004 il Coro è testimonial del “Progetto Meninos frei Giorgio” e con passione e sensibilità contribuisce al sostegno dei nostri “meninos”. Al Coro Marmolada la nostra riconoscenza, le felicitazioni per l’importante traguardo raggiunto e i nostri auguri per l’attività futura. Pubblichiamo con piacere questa testimonianza che ricorda uno dei momenti più belli della collaborazione tra la nostra Associazione e il Coro.

GRAZIE!!!

Sei lettere non potranno mai esprimere la mia gratitudine per aver conosciuto e,soprattutto, toccato con mano, una dura ma bella realtà...

Ricordo ancora quando a settembre del 2003 l’indimenticato “dotor del coro” (Malgarotto ex-corista), dopo aver assistito ad una nostra prova, con la sua proverbiale “innocenza” ci ha proposto di aiutare l’Associazione “Amici della Colonia Venezia di Peruibe” nel trovare fondi per la Colonia Venezia stessa.

Sembrava fosse una delle sue solite “battute” ma...

Piano piano la collaborazione con l’aiuto di tutti i coristi è venuta fuori: bando alla ciance, diamoci da fare, tiriamoci su le maniche per aiutare chi non ha voce, portiamo le nostre voci in giro per l’Italia anche per far conoscere una triste realtà, i “meniños de rua”.

Incontri con i responsabili dell’Associazione (la mia cara Anna Maria in primis, che non finirò mai di abbracciare fortissimo ogni volta che la incontro) ci hanno fatto capire che si poteva/doveva credere nel loro progetto.

Un giorno, poi arrivò in sede una registrazione di un brano cantato dai bimbi di Peruibe: “Vamos Construir”...

Il Direttivo del Coro Marmolada aveva già potuto ascoltarla, ma per noi coristi è stato un fulmine a ciel sereno!

Sentire le voci dei bambini ha dato un ulteriore impulso alla nostra voglia di far parte del “Progetto Meniños” tanto da indurci a preparare il canto “Vamos Construir” per una visita a casa loro: in Brasile!!!

Ebbene si!!! Con l’aiuto degli “Amici della Colonia Venezia di Peruibe” il Coro Marmolada ha avuto la possibilità, nel 2006, di abbracciare i bimbi della Colonia Venezia, di cantare e di condividere una giornata con i loro sorrisi. Che giornata!!!

Ricordo ancora la foschia di quella mattina a Peruibe, come al solito alle 6 ero già in piedi per curiosare finché ho visto i primi bambini arrivare alla Colonia....

In coda per fare colazione, non ho potuto resistere, anch'io in mezzo a loro...

Un’esperienza indimenticabile, ho visto dei bambini pazienti, educatissimi, rispettosi delle persone e di tutto ciò che li circonda.

Ricordo ancora il gesto di tutti finita la colazione: hanno raccolto con le loro manine le briciole lasciate sul tavolo, metterle nella scodella per poi riconsegnarla agli addetti...

Un semplice gesto che la dice tutta sul modo di gestire da parte dei responsabili la Colonia Venezia.

Che dire poi del laboratori di ceramica, disegno, di canto, di pasticceria, di mosaico!!!

Si, non mi sto sbagliando: mosaico. Infatti un bellissimo mosaico con la Basilica della Madonna della Salute di Venezia, tanto cara a Frei Giorgio, fa bella mostra di sé all'interno dell’omonima Chiesetta all'interno della Colonia.

Infine lo spettacolo... Tamburi di latta e cartone, indios, e voce: tanta voce!

Questa immagine è il mio ricordo della Colonia, una finestra sul mondo, un mondo migliore a cui tutti dobbiamo/vogliamo sperare, una finestra (la strada) da dove i meniños vogliono uscire con forza.

Alessandro Ballarin

Del Coro Marmolada di Venezia

A 10 anni dalla scomparsa di frei Giorgio, di Anna Maria e Giovanni Gabrieli (2013)

Giorgio é stato ricordato in maniera ufficiale, ma non meno partecipata, all'Istituto Italiano di Cultura di San Paolo. Qui il direttore Renato Poma, a cui va il nostro grande grazie, ha accolto questa manifestazione con passione e generosità. Anche a San Paolo i bambini e ragazzi della Colonia Venezia di Peruibe e i ragazzi della Scuola Esperanza di San Paolo sono stati i veri protagonisti.

Frei Mariano e l ́amico Oliviero Pluviano hanno curato l ́organizzazione facendo anche in modo che sia i ragazzi di Peruibe che quelli di San Paolo fossero presenti grazie e ai pullman offerti dal Comune di Peruibe e da Oliviero.

La serata é iniziata con la proiezione di un breve ma intenso filmato di Antonio Beninati che raccoglie immagini e alcune interviste a frei Giorgio.

Il direttore Renato Poma ha pronunciato un caloroso saluto ricordando la collaborazione di Giorgio con l ́Istituto, negli anni passati. Frei Mariano poi ha condotto la serata.

Il primo intervento è stato quello di frei Betto che ha ricordato quando, durante la dittatura militare, fu arrestato con frei Giorgio e altri sette confratelli domenicani. E ́stato un intervento molto sentito e affettuoso.

E’ quindi seguita la presentazione del libro ̈La rabbia e il coraggio – Frei Giorgio Callegari in cammino tra i popoli dell ́America Latina ̈ che l ́autrice Umberta Colella ha presentato con poche bellissime parole; poi l ́intervento di Jean Bartoli della Fondazione “Getulio Vargas” di San Paolo e quello di Anna Maria Gabrieli che ha illustrato l ́importanza e il valore didattico delle attivitá che si svolgono nei centri.

Ma i momenti piú emozionanti anche qui sono stati quando sono entrati in campo i ragazzi che, sia pure emozionatissimi anche per il luogo cosí prestigioso, si sono esibiti con serietá e competenza diretti come sempre dalla loro maestra di canto Elisete e dal loro maestro di musica Ariel. Pamela ha cantato anche in questa occasione “Gracias a la vida ̈.

I ragazzi della Scuola Esperanza hanno eseguito un significativo pezzo teatrale, creato da loro, per ricordare frei Giorgio. La serata si é conclusa con il coro dei bambini che sono entrati nella sala cantando ̈Vamos construir ̈ altro canto molto significativo e amato da Giorgio e con ̈Bella ciao ̈ con il numerosissimo pubblico che, in piedi, applaudiva commosso.

Tutti, sia a Peruibe che a San Paolo, hanno ricordato Giorgio per il suo grande impegno sociale e politico, per quanto è stato capace di dare ai tanti bisognosi ed emarginati con dedizione, disponibilità e sacrificio in modo instancabile e senza mai fermarsi dinanzi a qualsiasi difficoltà.

Si é dedicato particolarmente ai bambini e ai giovani cosciente e convinto che il futuro è nelle loro mani. Ha creduto in loro dedicando tutte le sue energie alla realizzazione della Colonia Venezia e della Scuola Agraria di Peruibe e della Scuola Esperanza di San Paolo, poi dedicata a lui.